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Firma anche tu per l'abolizione del concordato

NO! ALL’ITALIA VATICANA! SI! ALL’ABOLIZIONE DEL CONCORDATO PER UN’ITALIA + LAICA!

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Federazione
dei Giovani Socialisti
P.zza S. Lorenzo in Lucina, 26 00186 - Roma

Come è ormai evidente ogni giorno di più, la Chiesa Cattolica sta attuando un operazione che mai aveva fatto dall’emanazione della Carta Costituzionale. Ogni giorno si presenta sempre di più come soggetto politico che pretende di intervenire a gamba tesa su tutte le questioni che ritiene più opportune. Violando ogni giorno di più i patti che la legano allo Stato Italiano grazie ai quali la Chiesa ogni anno riceve ingenti somme di denaro, sia direttamente, attraverso l’8x1000, sia indirettamente con il finanziamento da parte di varie entità della Repubblica (Stato, Regione, Enti pubblici ed altri).

Oltre ai benefici economici ce ne sono altri non meno importanti e non meno scandalosi, come la scelta di insegnanti di religione (delle scuole elementari, medie inferiori e medie superiori) che vengono reclutati su decisione del vicariato senza che lo Stato possa intervenire (se non per pagare loro lo stipendio) e che qualora perdano la fiducia del vescovo sono assunti di diritto come insegnanti di altre materie, saltando ogni tipo di concorso e di graduatoria, (ignorando chi da cittadino italiano, studia e suda per un concorso e magari attende 15 anni prima di entrare in ruolo) avendo una retribuzione superiore rispetto a quella degli altri professori.

Lo Stato Vaticano pretende di organizzare macchine elettorali incitando i cittadini di un altro Stato, l’Italia, a non andare a votare, dovere civico di ogni cittadino, non solo quindi scendendo direttamente nell’agone politico ma anche incitando a disobbedire alle leggi della nostra Nazione.

Ci domandiamo quindi perché lo Stato Vaticano posso pretendere di avere solo diritti e non rispetti i doveri discendenti dal concordato, e principalmente quello di lasciare lo stato totalmente indipendente nel suo ordinamento.

La Città del Vaticano percepisce tutti i benefici di cui abbiamo detto e gli altri tantissimi che non abbiamo citato grazie al Concordato, che gli consegna alcuni doveri come quello di non interferire con la vita politica dello Stato Italiano. Dal momento che ciò non accade, non si capisce perché dovremmo continuare a concedere diritti e a non vedere rispettati i doveri conseguenti.

E’ allora giunto il momento di chiedere e di pretendere l’abolizione del Concordato per avere finalmente un Italia veramente laica, un’Italia veramente libera, un’Italia che non sia sotto protezione di nessuno, ma che sia libera di autodeterminarsi come i suoi cittadini, e solo loro, meglio credono.

Non vogliamo tappare la bocca alla Chiesa Cattolica, che ha tutto il diritto di esprimersi su tutte le vicende politiche italiane a patto di non avere uno status particolare rispetto alle altre confessioni religiose. In questo senso, la nostra è una battaglia liberale. Vogliamo che la Chiesa si esprima come tutti glia altri soggetti della vita pubblica italiana senza aver maggiori diritti rispetto a gli altri.

Per questo motivo lanciamo una campagna di raccolta firme per l’abolizione del concordato tra lo Stato Italiano e la Chiesa Cattolica.

Lo lanciamo nel giorno in cui all’ambasciata italiana presso la Santa Sede si festeggia la firma del rinnovo del concordato. Lunedì 19 febbraio le Istituzioni dello Stato Italiano celebrano la loro genuflessione alle gerarchie vaticane, NOI NO!!

 

Legalizzazione droghe leggere

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Da tempo facciamo a meno di ipocriti demagogie per fare politica. Qualcun altro, invece, continua a chiudere gli occhi e crede che il battito dei manganelli possa risolvere ogni questione. Noi Socialisti Democratici Italiani siamo convinti che il proibizionismo abbia fallito, in Italia come altrove e per questa ragione, abbiamo presentato alla Camera dei Deputati un disegno di legge che prevede la separazione del mercato della cannabis e dei suoi derivati da quello delle altre droghe, così da consentirne la liberalizzazione ed il consumo nel pieno rispetto della legge. La relazione presentata dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze per l'anno 2002, dimostra come questo sia un problema ancora irrisolto nel nostro paese, un dramma tra l'altro, in continua evoluzione. L'attuale Governo di centro-destra ritiene di poterlo fronteggiare sostenendo una politica antiproibizionista. La simpatica e scellerata "proposta Fini" ne è la prova. Essa, infatti, prevede pene anche per chi consuma e non solo per chi spaccia e cancella ogni distinzione tra le varie droghe. Risultato: consumare cocaina o eroina sarà come consumare marijuana. Bella trovata. I Socialisti Democratici Italiani, invece, hanno presentato, in Parlamento, un disegno di legge che va nella direzione opposta rispetto alle proposte del governo e che vuole inserire con forza nel dibattito politico i temi della legalizzazione delle droghe leggere e di una seria politica di riduzione del danno. Partendo da considerazioni oggettive abbiamo cercato di analizzare la realtà ma, purtroppo l'esito non è stato dei più soddisfacenti: in Italia, infatti, si procede da molti anni sulle problematiche legate alle tossicodipendenze, secondo un impostazione che segue due linee guida: colpire il tossicodipendente e affidarsi alle Comunità terapeutiche. Questo tipo di politica non ha funzionato. Occorre quindi superare la strategia proibizionista e applicare una nuova politica che abbia come punti cardine la non criminalizzazione dei comportamenti personali, la tutela della salute del tossicodipendente e la sicurezza dei cittadini. Questa politica dovrebbe fondarsi su tre punti di azione qualificanti: una maggiore e capillare informazione sugli effetti con la conseguente demitizzazione del fenomeno; un'efficace e globale lotta al narcotraffico; un'incisiva e moderna politica di riduzione del danno. Del resto la stessa analisi delle politiche intraprese negli altri paesi in questi anni dimostra come i casi che hanno raggiunto maggiori successi in questo ambito sono due: Olanda e Svezia; paesi che non vanno certo avanti con una visione proibizionistica. Il proibizionismo è fallito. Nonostante i miliardi spesi negli ultimi decenni dal Programma delle Nazioni Unite sul controllo internazionale delle droghe, queste costano meno e sono più facilmente reperibili di quanto non lo siano mai state in passato. Il problema delle tossicodipendenze è completamente retto dalle leggi di mercato naturali e sembra non essere assolutamente controllato dall'attuale politica mondiale adottata dall'ONU e voluta in particolare dagli USA. La produzione e il consumo sono due facce della stessa medaglia: da una parte, il disagio prodotto dalla povertà e dalla fame, dall'altro il disagio prodotto dal sentirsi esclusi dalle società ove la povertà e la fame sono state sconfitte da decenni. In entrambi i casi non basta bruciare le piantagioni o incarcerare i tossicodipendenti. In Italia, finora, non si è mai andati oltre il successo conseguito nel 1993 con il referendum abrogativo sulle norme penali della legge n. 162 del 1990, quando la compagine trasversale anti-proibizionista ha ottenuto un risultato importante senza riuscire però nel corso degli ultimi anni, a trasformare la vittoria in una reale soluzione legislativa. Non va dimenticato però che la scelta repressiva di quel testo è stata largamente bocciata dai cittadini del nostro Paese. E da questo si vuole ripartire, dal quel NO. Per questo siamo impegnati da anni nel chiedere la legalizzazione delle droghe leggere. Legalizzare significa liberare i consumatori dal rapporto con lo spacciatore, allontanando migliaia di giovani dall' illegalità. Legalizzare significa che lo Stato e le istituzioni sanitarie potranno concentrare i propri sforzi nella lotta al consumo di quelle sostanze stupefacenti vecchie o nuove cosiddette pesanti. La Federazione dei Giovani Socialisti, convinta della validità della proposta dello SDI, promuove una raccolta di firme che si svilupperà nelle scuole e nelle università di tutta Italia, con lo scopo di far conoscere la proposta dello SDI sulla droga e con la convinzione che la sensibilità di migliaia di giovani spinga nella direzione opposta a quella interpretata dal governo di centro destra.
Congresso Fgs: droga, no a politiche punitive
Si sono aperti in mattinata a Roma, presso l’Hotel Jolly, i lavori del terzo congresso della Federazione dei giovani socialisti (FGS), federata allo Sdi. Il segretario uscente, Claudio Accogli, nella sua relazione ha posto l’accento sulle dichiarazioni di Casini e Fini sull’uso delle droghe. “Ci troviamo - ha detto - di fronte al fallimento delle politiche repressive sinora sperimentate in Italia. Il fenomeno della droga va affrontato con spirito laico e senza moralismi. Perché - si chiede Accogli - il governo non avvia una sperimentazione antiproibizionista invece di limitarsi alla conta delle vittime?”. Sulla stessa linea Gianluca Quadrana, che in serata sarà eletto dal Congresso nuovo Segretario Nazionale, che in proposito ha annunciato il lancio di una campagna da estendere ai radicali. Quadrana ha anche parlato della necessità di costruire “una Europa federale che sia anche una superpotenza civile”. In serata il Congresso eleggerà Gianluca Quadrana, 29 anni, romano, Segretario Nazionale e l’Assemblea Nazionale che eleggerà a sua volta il suo presidente, Federico Parea, 27 anni, consigliere comunale Sdi di Cremona. Roma, sabato 27 settembre 2003.
Una proposta dello Sdi per gli stupefacenti
Legalizzare i derivati della cannabis, prevedere l'uso terapeutico della marijuana e la somministrazione controllata dell'eroina. Questi i tre punti principali della proposta di legge dello Sdi, che punta a riformare il testo unico sugli stupefacenti. La convinzione dei firmatari (tra gli altri Buemi, Boselli, Intini e Villetti) e' che un approccio al problema esclusivamente repressivo e proibizionista sia del tutto inutile. ''Bisogna puntare su formazione e informazione per le fasce a rischio - spiega Enrico Buemi - e quindi vanno coinvolte le scuole. Bisogna poi responsabilizzare le istituzioni nazionali e locali rispetto al trattamento. La proposta di legge prevede una sperimentazione a Roma, Milano e Napoli: strutture in cui i tossicodipendenti possano usufruire di somministrazione controllata di eroina; unita' mobili che possano intervenire in caso di emergenza''. Inoltre secondo Buemi ''con la legalizzazione e la liberalizzazione delle droghe leggere si assesterebbe un duro colpo al principale giro d'affari delle organizzazioni criminali'' . ''L'approccio pragmatico al problema - dice poi Roberto Villetti - ci dice che l'assoluto proibizionismo non impedisce ai giovani di drogarsi e che spesso le morti di tossicodipendenti non sono causate direttamente dall'assunzione di droghe, ma da motivi collaterali: Aids, siringhe sporche, sostanze tagliate male. La somministrazione controllata diminuisce le morti e crea un ponte per le terapie di appoggio''. Gli esponenti dello Sdi ribadiscono quindi gli obiettivi della legge: salvare vite umane, aiutare i tossicodipendenti, ridurre la microcriminalita' (furti, scippi e rapine per procurarsi i soldi per la droga ), colpire al cuore le grosse organizzazioni criminali. Secondo Villetti il tema e' trasversale e riguarda tutte le forze politiche: ''Non e' una questione di cui si puo' appropriare una coalizione o un singolo partito. Riguarda tutti e le coscienze di tutti''. ANSA - Roma, 8 ottobre 2003.
Droga: Boselli, meglio liberalizzare e legalizzare
“La proposta avanzata dal vicepresidente del consiglio – afferma il presidente dello Sdi Enrico Boselli - mi sembra un passo indietro in una storia che già conosciamo di fallimenti nella lotta contro la droga. Dovremmo trovarci invece tutti d’accordo nella riduzione del danno, nella distinzione tra coloro che sono i carnefici e coloro che sono le vittime, tra i grandi spacciatori multinazionali e i poveri diavoli asserviti a un piacere malefico e mortale. Liberalizzare le droghe leggere non significa affatto incentivarne l’uso, come del resto avviene con l’alcool e con il tabacco. Legalizzare le droghe pesanti non significa affatto liberalizzarle ma attivarne una somministrazione controllata che come sostenuto, sia dalla sinistra che dalla destra liberale, darebbe un colpo mortale al multimiliardario commmercio mondiale di queste sostanze. Nel contempo bisogna sostenere e attivare tutte le iniziative che siano rivolte a sottrarre i giovani dall’uso della droga, pesanti o leggere che siano, promuovere una campagna di persuasione e di convinzione che in una società aperta conta più di qualsiasi proibizionismo. Non posso che concordare pienamente con quanto dicono i giovani socialisti, alla vigilia del loro congresso, che non diversamente dalle generazioni che li hanno preceduti sanno distinguere ciò che va distinto. Il vicepresidente del consiglio – conclude Boselli - dovrebbe ben ricordarsi che già c’è stato un referendum su questa materia e che chi la pensava come lui è stato clamorosamente sconfitto”. Roma, 22 settembre 2003. 

 

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