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Come è
ormai evidente ogni giorno di più, la Chiesa Cattolica sta
attuando un operazione che mai aveva fatto dall’emanazione
della Carta Costituzionale. Ogni giorno si presenta sempre di
più come soggetto politico che pretende di intervenire a gamba
tesa su tutte le questioni che ritiene più opportune. Violando
ogni giorno di più i patti che la legano allo Stato Italiano
grazie ai quali la Chiesa ogni anno riceve ingenti somme di
denaro, sia direttamente, attraverso l’8x1000, sia
indirettamente con il finanziamento da parte di varie entità
della Repubblica (Stato, Regione, Enti pubblici ed altri).
Oltre
ai benefici economici ce ne sono altri non meno importanti e
non meno scandalosi, come la scelta di insegnanti di religione
(delle scuole elementari, medie inferiori e medie superiori)
che vengono reclutati su decisione del vicariato senza che lo
Stato possa intervenire (se non per pagare loro lo stipendio)
e che qualora perdano la fiducia del vescovo sono assunti di
diritto come insegnanti di altre materie, saltando ogni tipo
di concorso e di graduatoria, (ignorando chi da cittadino
italiano, studia e suda per un concorso e magari attende 15
anni prima di entrare in ruolo) avendo una retribuzione
superiore rispetto a quella degli altri professori.
Lo
Stato Vaticano pretende di organizzare macchine elettorali
incitando i cittadini di un altro Stato, l’Italia, a non
andare a votare, dovere civico di ogni cittadino, non solo
quindi scendendo direttamente nell’agone politico ma anche
incitando a disobbedire alle leggi della nostra Nazione.
Ci
domandiamo quindi perché lo Stato Vaticano posso pretendere di
avere solo diritti e non rispetti i doveri discendenti dal
concordato, e principalmente quello di lasciare lo stato
totalmente indipendente nel suo ordinamento.
La
Città del Vaticano percepisce tutti i benefici di cui abbiamo
detto e gli altri tantissimi che non abbiamo citato grazie al
Concordato, che gli consegna alcuni doveri come quello di non
interferire con la vita politica dello Stato Italiano. Dal
momento che ciò non accade, non si capisce perché dovremmo
continuare a concedere diritti e a non vedere rispettati i
doveri conseguenti.
E’
allora giunto il momento di chiedere e di pretendere
l’abolizione del Concordato per avere finalmente un Italia
veramente laica, un’Italia veramente libera, un’Italia che non
sia sotto protezione di nessuno, ma che sia libera di
autodeterminarsi come i suoi cittadini, e solo loro, meglio
credono.
Non
vogliamo tappare la bocca alla Chiesa Cattolica, che ha tutto
il diritto di esprimersi su tutte le vicende politiche
italiane a patto di non avere uno status particolare rispetto
alle altre confessioni religiose. In questo senso, la nostra è
una battaglia liberale. Vogliamo che la Chiesa si esprima come
tutti glia altri soggetti della vita pubblica italiana senza
aver maggiori diritti rispetto a gli altri.
Per
questo motivo lanciamo una campagna di raccolta firme per
l’abolizione del concordato tra lo Stato Italiano e la Chiesa
Cattolica.
Lo
lanciamo nel giorno in cui all’ambasciata italiana presso la
Santa Sede si festeggia la firma del rinnovo del concordato.
Lunedì 19 febbraio le Istituzioni dello Stato Italiano
celebrano la loro genuflessione alle gerarchie vaticane, NOI
NO!! |
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Da tempo facciamo a meno di ipocriti demagogie per
fare politica. Qualcun altro, invece, continua a
chiudere gli occhi e crede che il battito dei
manganelli possa risolvere ogni questione. Noi
Socialisti Democratici Italiani siamo convinti che
il proibizionismo abbia fallito, in Italia come
altrove e per questa ragione, abbiamo presentato
alla Camera dei Deputati un disegno di legge che
prevede la separazione del mercato della cannabis
e dei suoi derivati da quello delle altre droghe,
così da consentirne la liberalizzazione ed il
consumo nel pieno rispetto della legge. La
relazione presentata dal Ministro del Lavoro e
delle Politiche Sociali al Parlamento sullo stato
delle tossicodipendenze per l'anno 2002, dimostra
come questo sia un problema ancora irrisolto nel
nostro paese, un dramma tra l'altro, in continua
evoluzione. L'attuale Governo di centro-destra
ritiene di poterlo fronteggiare sostenendo una
politica antiproibizionista. La simpatica e
scellerata "proposta Fini" ne è la prova. Essa,
infatti, prevede pene anche per chi consuma e non
solo per chi spaccia e cancella ogni distinzione
tra le varie droghe. Risultato: consumare cocaina
o eroina sarà come consumare marijuana. Bella
trovata. I Socialisti Democratici Italiani,
invece, hanno presentato, in Parlamento, un
disegno di legge che va nella direzione opposta
rispetto alle proposte del governo e che vuole
inserire con forza nel dibattito politico i temi
della legalizzazione delle droghe leggere e di una
seria politica di riduzione del danno. Partendo da
considerazioni oggettive abbiamo cercato di
analizzare la realtà ma, purtroppo l'esito non è
stato dei più soddisfacenti: in Italia, infatti,
si procede da molti anni sulle problematiche
legate alle tossicodipendenze, secondo un
impostazione che segue due linee guida: colpire il
tossicodipendente e affidarsi alle Comunità
terapeutiche. Questo tipo di politica non ha
funzionato. Occorre quindi superare la strategia
proibizionista e applicare una nuova politica che
abbia come punti cardine la non criminalizzazione
dei comportamenti personali, la tutela della
salute del tossicodipendente e la sicurezza dei
cittadini. Questa politica dovrebbe fondarsi su
tre punti di azione qualificanti: una maggiore e
capillare informazione sugli effetti con la
conseguente demitizzazione del fenomeno;
un'efficace e globale lotta al narcotraffico;
un'incisiva e moderna politica di riduzione del
danno. Del resto la stessa analisi delle politiche
intraprese negli altri paesi in questi anni
dimostra come i casi che hanno raggiunto maggiori
successi in questo ambito sono due: Olanda e
Svezia; paesi che non vanno certo avanti con una
visione proibizionistica. Il proibizionismo è
fallito. Nonostante i miliardi spesi negli ultimi
decenni dal Programma delle Nazioni Unite sul
controllo internazionale delle droghe, queste
costano meno e sono più facilmente reperibili di
quanto non lo siano mai state in passato. Il
problema delle tossicodipendenze è completamente
retto dalle leggi di mercato naturali e sembra non
essere assolutamente controllato dall'attuale
politica mondiale adottata dall'ONU e voluta in
particolare dagli USA. La produzione e il consumo
sono due facce della stessa medaglia: da una
parte, il disagio prodotto dalla povertà e dalla
fame, dall'altro il disagio prodotto dal sentirsi
esclusi dalle società ove la povertà e la fame
sono state sconfitte da decenni. In entrambi i
casi non basta bruciare le piantagioni o
incarcerare i tossicodipendenti. In Italia,
finora, non si è mai andati oltre il successo
conseguito nel 1993 con il referendum abrogativo
sulle norme penali della legge n. 162 del 1990,
quando la compagine trasversale
anti-proibizionista ha ottenuto un risultato
importante senza riuscire però nel corso degli
ultimi anni, a trasformare la vittoria in una
reale soluzione legislativa. Non va dimenticato
però che la scelta repressiva di quel testo è
stata largamente bocciata dai cittadini del nostro
Paese. E da questo si vuole ripartire, dal quel
NO. Per questo siamo impegnati da anni nel
chiedere la legalizzazione delle droghe leggere.
Legalizzare significa liberare i consumatori dal
rapporto con lo spacciatore, allontanando migliaia
di giovani dall' illegalità. Legalizzare significa
che lo Stato e le istituzioni sanitarie potranno
concentrare i propri sforzi nella lotta al consumo
di quelle sostanze stupefacenti vecchie o nuove
cosiddette pesanti. La Federazione dei Giovani
Socialisti, convinta della validità della proposta
dello SDI, promuove una raccolta di firme che si
svilupperà nelle scuole e nelle università di
tutta Italia, con lo scopo di far conoscere la
proposta dello SDI sulla droga e con la
convinzione che la sensibilità di migliaia di
giovani spinga nella direzione opposta a quella
interpretata dal governo di centro destra.
Congresso Fgs: droga, no a politiche punitive
Si sono aperti in mattinata a Roma, presso l’Hotel
Jolly, i lavori del terzo congresso della
Federazione dei giovani socialisti (FGS), federata
allo Sdi. Il segretario uscente, Claudio Accogli,
nella sua relazione ha posto l’accento sulle
dichiarazioni di Casini e Fini sull’uso delle
droghe. “Ci troviamo - ha detto - di fronte al
fallimento delle politiche repressive sinora
sperimentate in Italia. Il fenomeno della droga va
affrontato con spirito laico e senza moralismi.
Perché - si chiede Accogli - il governo non avvia
una sperimentazione antiproibizionista invece di
limitarsi alla conta delle vittime?”. Sulla stessa
linea Gianluca Quadrana, che in serata sarà eletto
dal Congresso nuovo Segretario Nazionale, che in
proposito ha annunciato il lancio di una campagna
da estendere ai radicali. Quadrana ha anche
parlato della necessità di costruire “una Europa
federale che sia anche una superpotenza civile”.
In serata il Congresso eleggerà Gianluca Quadrana,
29 anni, romano, Segretario Nazionale e
l’Assemblea Nazionale che eleggerà a sua volta il
suo presidente, Federico Parea, 27 anni,
consigliere comunale Sdi di Cremona. Roma, sabato
27 settembre 2003.
Una proposta dello Sdi per gli stupefacenti
Legalizzare i derivati della cannabis, prevedere
l'uso terapeutico della marijuana e la
somministrazione controllata dell'eroina. Questi i
tre punti principali della proposta di legge dello
Sdi, che punta a riformare il testo unico sugli
stupefacenti. La convinzione dei firmatari (tra
gli altri Buemi, Boselli, Intini e Villetti) e'
che un approccio al problema esclusivamente
repressivo e proibizionista sia del tutto inutile.
''Bisogna puntare su formazione e informazione per
le fasce a rischio - spiega Enrico Buemi - e
quindi vanno coinvolte le scuole. Bisogna poi
responsabilizzare le istituzioni nazionali e
locali rispetto al trattamento. La proposta di
legge prevede una sperimentazione a Roma, Milano e
Napoli: strutture in cui i tossicodipendenti
possano usufruire di somministrazione controllata
di eroina; unita' mobili che possano intervenire
in caso di emergenza''. Inoltre secondo Buemi
''con la legalizzazione e la liberalizzazione
delle droghe leggere si assesterebbe un duro colpo
al principale giro d'affari delle organizzazioni
criminali'' . ''L'approccio pragmatico al problema
- dice poi Roberto Villetti - ci dice che
l'assoluto proibizionismo non impedisce ai giovani
di drogarsi e che spesso le morti di
tossicodipendenti non sono causate direttamente
dall'assunzione di droghe, ma da motivi
collaterali: Aids, siringhe sporche, sostanze
tagliate male. La somministrazione controllata
diminuisce le morti e crea un ponte per le terapie
di appoggio''. Gli esponenti dello Sdi ribadiscono
quindi gli obiettivi della legge: salvare vite
umane, aiutare i tossicodipendenti, ridurre la
microcriminalita' (furti, scippi e rapine per
procurarsi i soldi per la droga ), colpire al
cuore le grosse organizzazioni criminali. Secondo
Villetti il tema e' trasversale e riguarda tutte
le forze politiche: ''Non e' una questione di cui
si puo' appropriare una coalizione o un singolo
partito. Riguarda tutti e le coscienze di tutti''.
ANSA - Roma, 8 ottobre 2003.
Droga: Boselli, meglio liberalizzare e legalizzare
“La proposta avanzata dal vicepresidente del
consiglio – afferma il presidente dello Sdi Enrico
Boselli - mi sembra un passo indietro in una
storia che già conosciamo di fallimenti nella
lotta contro la droga. Dovremmo trovarci invece
tutti d’accordo nella riduzione del danno, nella
distinzione tra coloro che sono i carnefici e
coloro che sono le vittime, tra i grandi
spacciatori multinazionali e i poveri diavoli
asserviti a un piacere malefico e mortale.
Liberalizzare le droghe leggere non significa
affatto incentivarne l’uso, come del resto avviene
con l’alcool e con il tabacco. Legalizzare le
droghe pesanti non significa affatto
liberalizzarle ma attivarne una somministrazione
controllata che come sostenuto, sia dalla sinistra
che dalla destra liberale, darebbe un colpo
mortale al multimiliardario commmercio mondiale di
queste sostanze. Nel contempo bisogna sostenere e
attivare tutte le iniziative che siano rivolte a
sottrarre i giovani dall’uso della droga, pesanti
o leggere che siano, promuovere una campagna di
persuasione e di convinzione che in una società
aperta conta più di qualsiasi proibizionismo. Non
posso che concordare pienamente con quanto dicono
i giovani socialisti, alla vigilia del loro
congresso, che non diversamente dalle generazioni
che li hanno preceduti sanno distinguere ciò che
va distinto. Il vicepresidente del consiglio –
conclude Boselli - dovrebbe ben ricordarsi che già
c’è stato un referendum su questa materia e che
chi la pensava come lui è stato clamorosamente
sconfitto”. Roma, 22 settembre 2003.
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